Il respiro della Foresta
Terapia forestale in due atti

l respiro della foresta è un progetto che nasce prima della pandemia e si sviluppa come risposta terapeutica ad essa.

Nel 2017, per la prima volta emerge l'idea di rappresentare visivamente il mio legame con gli alberi e con alcune delle foreste più significative d'Europa. Mossa da una forma di terapia forestale che mi spinge a recarmi nei boschi ogni volta che ho necessità di ossigenarmi e rilassarmi, ho voluto narrare il mio modo di connettermi a questo ambiente naturale prendendo ispirazione da una delle mie pratiche preferite: la meditazione.

Per iniziare tale esercizio mi siedo, chiudo gli occhi, allineo la schiena e mi concentro sul respiro.

Nella pratica yoga, o in molte altre discipline orientali, l’atto del respirare è scandito dal movimento verticale del diaframma: nell’inspirazione il muscolo scende; nell’espirazione il muscolo sale. Da qui la pratica di eseguire dei dittici, nati come due tempi del respiro: un inspiro ed un espiro. Così la macchina fotografica, emulando questo movimento, si abbassa e si alza e imprime sul sensore la mia connessione con la foresta scelta.

Il progetto non ritrae un solo bosco. Negli anni ho creato una mappa europea di foreste a me care (e particolarmente tutelate) in cui mi sono recata in diverse stagioni dell’anno per rappresentare il ciclo vitale di questi complessi organismi, che al pari del nostro corpo, vivono degenerazioni e fioriture. Il progetto ha come obiettivo la pubblicazione di un libro, per il quale ho attivato campagne di crowfunding nel 2018 e 2019. In esso, oltre a presentare una trentina di dittici, vorrei sensibilizzare il lettore sulle maggiori criticità di ogni foresta che racconto e rappresento.

The Breath of the Wood was born out of the idea of visually representing the vital breath of the forests and my relation with them.

The first photographs were taken in the autumn of 2017; the latest in autumn 2021, as a sort of therapeutic response to the pandemic.I never considered them as inferior living beings, but I always believed that they have their own character, their own senses, they can communicate with each other and animals, adopting strategies to survive and to have a social life.

In these years, when environmental risks seems to me more urgent than ever, I feel the need to work on a project to give trees their voice back, remembering their magic and venerated spirit, showing their fragile essence, presenting them as communicative creatures, that can, even express themselves in their singular songs.

So, I collected a lot of photographs from the oldest sites in Europe, where I traveled and lived. I have been to the primary forest of Bialowietza (Poland), to the National Park of Plivitce (Croatia), to the beautiful forests of the Alps (Italy). And there I tried, through elusive images, to make trees voices resonate, catching the roar of the leaves in the wind or in the slight bubbling of water. 

My singing forest is the autumn-winter one, because it approaches death, the fastest possibility in front of a modern deaf civilization. Only by rescuing the sound of the wood, and its ancient language, the forest will be born again and the Spring may come back.

Inspiro
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Espiro
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